Psicoanalisi del testo: Le sirene. Vinicio Capossela e i fantasmi della notte

A cosa si riferisce Vinicio Capossela quando canta delle sirene? Questa domanda attraversa tutta la canzone, e la canzone stessa appare come un modo per spiegare sempre con più precisione qualcosa che il cantautore ha in mente.

Davanti al suono del mare, al caos casuale dei rumori delle onde che si sovrappongono, proprio in quel nulla disordinato la nostra mente può riuscire a scoprire un ordine, e quell’ordine ha a che fare con il disordine dei significati del nostro mondo interno.

Per questo le sirene parlano di te. Perché davanti al caos noi tendiamo a creare ordini. L’ordine che creiamo è il nostro ordine che non può far niente altro che parlarci di noi.

È quello che succedeva ai marinai dei secoli passati che, come Ulisse, perdevano la rotta e davanti allo smarrimento sentivano delle voci, dei canti emozionanti che venivano dal mare. Quei canti così belli, che somigliavano alle voci delle persone amate, però erano capaci di far impazzire i marinai che allontanandosi sempre più dal mondo reale rischiavano di perdere la possibilità di rapportarsi con ogni cosa esistente.

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La follia è proprio questo. Scambiare i suoni del mondo per qualcosa che parla di te e perdersi in questo fraintendimento emozionale della realtà. Ascoltare i molteplici suoni indefiniti e imprecisi, e sentire in mezzo alla confusione un canto, o meglio un vociare, che parla di te.

La filmografia ci ha abituato ad una follia che allucina immagini visive, schizofrenici che parlano con personaggi che si materializzano in carne ed ossa davanti al loro, basta pensare a due film come “A beautiful mind” e “Fight Club”.

In realtà le allucinazioni visive sono quelle meno frequenti, mentre prevalgono nelle persone con schizofrenia le allucinazioni uditive [1] , quei suoni che da confusi si definiscono e sembrano parlare all’orecchio della persona malata.

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Tornando alla canzone, il verso “le sirene ti parlano di te” si può dire anche nella forma “Le sirene parlano di te a te”. Qui è più facile vedere come le sirene rappresentano qualcosa di diverso da te, che però conosce te profondamente, tanto da parlarti di ciò che hai dentro. Qui si apre il primo aspetto misterioso, che dal mondo del reale in cui chi è altro da noi non ci può conoscere ci porta in un mondo simbolico in cui chi è altro da noi è chi ci conosce meglio.

Questo gioco che prende forma intorno alla dicotomia sé/altro-da-sé mostra come è facile per la poesia parlare del mondo interiore che funziona per simboli, e per criteri diversi da quelli del pensiero logico.

L’esperienza del canto di sirene è raccontata, pressoché in tutta la letteratura, come un’esperienza meravigliosa seppur ingannevole. E’ meraviglioso infatti ascoltare all’improvviso, nel disagio dello smarrimento profondo, qualcuno che ti conosce bene, apparentemente meglio di come tu ti conosci.

Quello che eri
Come fosse per sempre

In che modo le parole parlano di te a te? In un modo che ha a che fare con l’inconscio che non ha il tempo. Quindi parlano di quello che eri e lo fanno come se quello che eri è per sempre. Questi versi spazzano via il tempo, appiattendo il passato sul per sempre, e ci fanno entrare ancora più dentro il nostro mondo interiore che non è regolato dal tempo.

Le sirene non hanno coda ne piume
cantano solo di te

Le sirene di Ulisse alla vista erano mostruosi di uccelli. Capossela chiarisce, e dice che non sta parlando di quelle sirene, vuole allontanarsi dalla metafora visiva cercando di spiegare con più precisione ciò a cui si riferisce. Per sirene intende quelle (cose) che parlano solo di te.

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l’uomo di ieri
l’uomo che eri
a due passi dal cielo
tutta la vita davanti
tutta la vita intera
e dicono
fermati qua

L’inganno delle sirene passa attraverso il loro racconto che ad un certo punto sembra voler essere logico e razionale, e per farlo riporta al centro la categoria del tempo.

Ciò che sei stato, la grandezza del tuo passato viene contrapposta alla vita del tuo futuro che potrebbe non essere all’altezza di quello che hai vissuto. E allora perché continuare se continuare può significare soffrire? Qui sembra sempre di più che Capossela parli di sé, di un sentimento che potrebbe appartenergli (la grandezza del suo passato) e nel farlo usa la seconda persona, si riferisce a noi, solo perché la poesia della canzone gli permette di mascherarsi tra i versi.

Sembra anche che le sirene per lui non siano così ingannatrici, ma siano delle compagne conosciute, delle amiche note che non devono nascondere il loro aspetto mortifero. In qualche modo le sirene di Capossela promettono una morte meravigliosa, senza inganni e giri di parole.

Credo che Capossela conosca le sue sirene e voglia parlarci di come sono fatte. Ci parla di sé senza la volontà di parlarci di noi, perché il rischio che corriamo è che il suo canto meraviglioso possa trasformarsi in un canto di sirena, nel momento in cui noi stessi vediamo nelle sue parole una spiegazione sul senso delle nostre sirene e della nostra vita.

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Il rischio c’è perché proprio come il canto delle sirene in mezzo al rumore del mare le canzoni ci sembrano dei canti di sirene in mezzo al rumore della nostra vita, all’interno della quale è così facile smarrirsi.

Tuttavia il canto di Capossela è un canto che contiene un pensiero sulle sue sirene, e quindi è solo attraverso questo parlare di sé che potrebbe toccare la nostra vita. Anche se usa la seconda persona, (Le tue sirene parlano della tua vita), ci canta della sua esperienza, e ci offre invece che un canto annichilente in cui perdersi, un canto che produce pensiero.

le sirene ti assalgono di notte
create dalla notte
han conservato tutti i volti
che hai amato e che
ora hanno le sirene
e non sei più solo
sanno tutto di te

Le sirene sono un incontro che si fa all’interno del viaggio della propria vita. Il viaggio che fa Ulisse attraverso i chilometri (spazio) per Capossela si trasforma in un viaggio attraverso la notte (tempo), talvolta così pericolosa per chi si è perso.

In quel luogo della notte, che per il buio pesto sembra essere a metà tra luogo e assenza di luogo tra tempo e assenza di tempo, Capossela trova le Sirene chissà, forse con il suo stesso canto.

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Queste prendono tutti i volti che ha amato e per un attimo, forse proprio quando il canto delle sirene si sovrappone al suo di canto, riesce ad affiancare ad un canto mortifero un canto che permette di spazzare via la solitudine, perché si può circondare delle persone che ha amato. Allora la morte che è assenza di tutte le cose prende la forma di assenza di solitudine.

e il meglio di te
è un canto di sirene

Il meglio di sé quindi è proprio quella capacità di cantare come le sirene e di trasformare la loro presenza pericolosa in un’amicizia attraverso la quale è stato possibile imparare a cantare attraverso l’imitazione.

Il meglio di lui è un canto di sirene. Capossela ci fa vedere come lui ha trasformato il pericolo in creatività, e ci offre la possibilità di fare la stessa cosa con il suo canto (un canto di sirene), che nella forma così diretta della seconda persona può sembrare un canto pericoloso in cui è possibile perdersi e che parla di noi perché le sirene:

ti cantano di come sei venuto dal niente
e niente sarai


Le sirene sono una notte di birra

le sirene sono una notte di birra
e non viene più l’alba
sono i fantasmi di strada
che arrivano a folate
e hanno voci di sirene
riempi le orecchie di cera
per non sentirle quando è sera
per rimanere saldo
legato all’abitudine

Qui Capossela continua a parlarci di lui: le sue sirene sono una notte di birra in cui non viene più l’alba. Sono i fantasmi di strada, assenze che travolgono all’improvviso nel buio della notte. A loro volta i fantasmi hanno voci di sirene che parlano alle orecchie. Quante volte capita di ricordare le parole di persone del nostro passato. A me capita di pensare alle parole di alcune persone del mio passato e quando le ripeto nella mia mente continuano ad avere la forza di un insegnamento, ma poi mi rendo conto che alcune di queste persone non ci sono più e li entra il dolore, che è l’aspetto mortifero delle sirene.

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Allora bisogna riempirsi le orecchie di cera, come fecero i marinai di Ulisse. Ulisse però non volle usare la cera e si fece legare all’albero maestro perché voleva ascoltare il canto delle sirene. Non ascoltarlo ci dice Capossela può significare rimanere legati all’abitudine.

ma se ascolti le sirene
non tornerai a casa
perché la casa è
dove si canta di te

C’è un grosso rischio nel canto delle sirene, che è anche la sua più grande risorsa. Quello di sentirsi a casa anche fuori della propria casa. Pensando a questo mi viene in mente a quel al sentimento che ho provato alcune volte in passato quando suonando in giro per l’Italia mi trovavo lontano da casa. Sentivo una forte nostalgia di casa, che aumentava sempre di più nell’ora prima dell’inizio del concerto, ma dopo la prima nota suonata la nostalgia spariva completamente non lasciando traccia, come se all’improvviso la musica si trasformasse nel sentimento di casa.

E Capossela, professionista della musica nomade, quella dei tour, forse parla proprio della possibilità di sentirsi a casa ovunque nel mondo grazie ad un canto che parla di te. Penso che sia una definizione magnifica di casa: la casa è dove si canta di te.

perché continuare fino a vecchiezza
fino a stare male
e già tutto qua
fermati qua
non hai più dove andar

Questi versi sembrano essere una ennesima domanda: morire o vivere, fermarsi o andare avanti. Questa contrapposizione è una cosa molto pericolosa per chi si muove velocemente, che a volte può confondere il fermarsi con il morire. (Vedi: Psicoanalisi del testo: Sky full of Song. Florence + the Machine e il mondo che stanca)

le sirene non cantano il futuro
ti danno quel che è stato
ma il tempo non è gentile
e se ti fermi ad ascoltarle
ti lascerai morire
perché il canto è incessante
ed è pieno di inganni
e ti toglie la vita
mentre la sta cantando 

Dopo questo lungo viaggio, lungo pochi minuti, Capossela ritorna fuori da un mondo interiore in cui le sirene erano pericolo e risorsa allo stesso tempo, e va verso il racconto mitico della sirena ingannatrice assassina.

Qui si ritorna all’esterno, come se un profondo discorso interiore stanca e affatica il respiro, e richiede necessariamente di uscire fuori per prendere ossigeno nel mito condiviso delle sirene.

  1. Cassano GB, Pancheri P, Pavan L. Trattato Italiano di Psichiatria. Milano: Elsevier Masson Editore 2002. Hierarchy of different types of hallucinations in psychiatric disorders 11.

 

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