Psicoanalisi del testo. Le ragazze stanno bene. Vasco Brondi e il presente senza tempo

Nel 2014 esce un disco di Vasco Brondi, il penultimo della sua carriera sotto il nome d’arte di “Le luci della centrale elettrica”. La canzone che preferisco è: “Le ragazze stanno bene”. E’ una canzone che sento spesso, dalla quale interpreto significati che mi stanno molto a cuore. Credo che la canzone parli di presentismo, cioè vivere l’impossibilità di vedersi all’interno di una storia con un passato e un futuro, del modo in cui viviamo “gli altri”, come passanti, come compagni di viaggio, come vicini senza voce, o vicini che fanno rumore. Ma partiamo, come al solito, dal testo.

Mezzanotte e i passanti si tengono a distanza

Con le prime parole della canzone Vasco Brondi inizia a costruire uno scenario che si intuisce subito come costituito da smarrimento e dolore.
Il primo verso è dedicato al contesto, fatto dal tempo, mezzanotte, e dal luogo, le persone chiamate passanti. I passanti sono esseri umani che per definizione non entrano in contatto, ma passano senza incrociarsi.
Il disco di Vasco brondi in cui è contenuta questa canzone si chiama costellazioni, e descrive bene lo scenario all’interno del quale le canzoni si muovono. Le stelle e i corpi celesti sembrano esseri umani che solo raramente entrano in contatto tra loro, e quando questo accade come risultato può avvenire uno scontro distruttivo da una parte, come nel caso di corpi celesti che passano sotto l’influenza dei buchi neri, dall’altra costruttivo, come nel caso dei meteoriti che probabilmente sono stati loro, scontrandosi con la terra, a portare l’acqua da lontani luoghi dello spazio.

Chiara aspetta con le quattro frecce

Il secondo verso è dedicato a Chiara una delle protagoniste del racconto che aspetta con le quattro frecce. Sposando sempre l’idea che la canzone con le sue parole vuole sì descrivere uno scenario ma caricarsi allo stesso tempo di significato simbolico, proviamo a pensare alle quattro frecce. Sono un segnale di sosta momentanea quando non si trova nessun posto adatto in cui fermarsi almeno secondo le regole della strada. Allo stesso tempo la sosta è permessa con le quattro frecce seppur per un tempo breve e solo in caso di una contingenza rilevante.
Chiara non trova un posto in cui fermarsi e le quattro frecce accese sembrano indicare le direzioni possibili verso cui muoversi in un momento in cui sia muoversi che stare ferme sembra difficile.

Sara che aspetta di cadere incendiando il cielo come un meteorite

Il terzo verso introduce Sara che aspetta di cadere, quindi di fermarsi, con l’idea che cadere potrebbe essere un lampo di luce (incendiando il cielo come un meteorite), un’occasione offerta alle persone intorno di vedere, rendendo il mondo illuminato seppur per un breve momento e salvarsi, mentre un sacrificio enorme viene fatto.

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E pensa, sei più bella adesso mentre sfiorisci
Sei come i fondali oceanici che resteranno sconosciuti
Di ritorno dai tuoi viaggi di quattro anni
E pensa, guarda qui ci sono tutti i miei punti deboli
Guardami, mi lascio dietro degli spazi bianchi

Sara si rivolge a sé stessa e forse mentre si rivolge a sé si rivolge anche a Chiara, che con lei sta condividendo qualcosa. Guardandosi pensa di essere più bella mentre sfiorisce, come i fondali oceanici che resteranno sconosciuti. Qui Sara riesce a vedere nel suo sfiorire una bellezza che però è una bellezza tragica perché in un mondo di passanti poco interessati ai fondali, c’è il rischio che quella bellezza resti sconosciuta.

Questa parte della canzone sembra definire un momento, forse un momento importante in cui la ragazza riesce invece a fermarsi e a guardarsi nel volto (e forse a guardare l’altra), riconoscendo i suoi punti deboli, nell’idea che quei punti deboli possono essere ritrovati anche nella materia del corpo.
Sembra infatti che le parole “sfiorisci”, “sconosciuti”, “punti deboli” “guardami”, “spazi bianchi” parlino tanto di una decadenza interiore quanto esteriore. E’ possibile vedere con gli occhi gli “spazi bianchi” che sembrano indicare prima delle mancanze della propria vita passata e poi mancanza di colore, non serenamente accettata per i capelli di una donna. Tuttavia il bianco non è mancanza di colore, ma è presenza di tutti i colori, condizione di base da cui è possibile provare a pensare a nuovi colori.

Nel modo di scrivere tanto familiare al cantante in cui il te si confonde con il me (Sei come i fondali oceanici…, di ritorno dai tuoi viaggi…, i miei punti deboli) possiamo intuire una relazione tra le protagoniste della canzone, relazione che sembra vederle unite anche nello smarrimento e nel vissuto di decadenza che attraversa le parole con cui le stiamo conoscendo.

Forse si trattava di accettare la vita come una festa
Come ha visto in certi posti dell’Africa
Forse si tratta di affrontare quello che verrà
Come una bellissima odissea di cui nessuno si ricorderà

Il dramma profondo delle ragazze è quello di non riuscire a entrare in rapporto con il futuro, ma riuscire a vivere solo il presente in maniera costantemente disorientata e confusa.
La grande domanda intesa qui è. “Come è possibile proiettarsi nel futuro? Qual è la strada da prendere per uscire da questo presente senza tempo?” Per rispondere alle domande sottintese Vasco Brondi pensa a quello che sarebbe stato possibile fare nel passato (forse si trattava di..), nel presente (forse si tratta di…) per provare a guardare il futuro come prendendo la rincorsa (…quello che verrà).

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In questa rincorsa che contrasta il dramma del non riuscire a vivere all’interno di un tempo senza tempo, in questa dinamizzazione dicevo, è possibile trovare dei modi in cui vivere la propria vita, cercando di capire prima di tutto cosa è la vita.

La vita è una festa o un’odissea? In queste due forme risulta importante la dimensione del ricordo. Quando una vita viene vissuta come una festa il ricordo rimane a chi ha partecipato a quella festa o anche solo ha visto il modo in cui la festa è stata vissuta, un pò come la ragazza ricorda la festa vista nei suoi viaggi in Africa.
L’altro modo è quello di un’odissea non tramandata nei secoli, un viaggio doloroso probabilmente non ricordato da nessuno ma potenzialmente poetico e appassionante.

Nonostante il flusso costante di gente senza lavoro
Di compro oro, compro oro
Respirando lentamente Chiara celebra la sensazione
Della primavera finalmente in arrivo
E del suo treno al binario uno

Nonostante l’assenza del lavoro, nonostante i compro oro che nascono notoriamente come funghi nei periodi di crisi economica in cui l’oro, riserva di valore che attraversa il tempo, viene venduto e quindi perso, Chiara vive una sensazione. La sensazione è la prima parola che indica il fatto che sta entrando in contatto con il fluire del tempo esterno e sta riuscendo a sconfiggere l’annichilente assenza di tempo.
La sensazione è dell’arrivo della primavera, il mese in cui il fiore che è morto può rinascere e rifiorire e sopratutto indicatrice del fatto che il tempo sta tornando a fluire anche per lei.
Questo incredibile momento è quasi magico perché l’arrivo della primavera trova la coincidenza con un treno che arriva al binario uno, un treno che porta altrove e che sopratutto si muoverà in una direzione precisa.

E pensa, Sara sei ancora più bella la sera, quando sei stanchissima
Sei ancora nella mia memoria interna
Sei l’interpretazione dei sogni che non riesco a ricordarmi

In quel momento Chiara si rivolge per la prima volta esplicitamente (con il pensiero) a Sara e dice di vederla più bella la sera quando è stanchissima, quando è necessario fermarsi, perché lì magari è possibile fermarsi insieme, senza la precarietà delle quattro frecce.
Ed è nel ricordo che è possibile trovare il valore dell’altro. Nell’aria sembra esserci una profonda paura di non esistenza. Noi esistiamo nel momento in cui riusciamo a raccontarci e c’è qualcuno che può ascoltare il nostro racconto e costruire contemporaneamente un suo personale racconto su di noi. Qui l’altra è capace di essere la risorsa più importante quando c’è il rischio della non-esistenza, perché è possibile uno scambio in cui ricordarsi l’una dell’altra e conservare anche i propri racconti che non sono più ricordati. Il verso “Sei l’interpretazione dei sogni che non riesco a ricordarmi” prende un significato forte in questa lettura, perché Sara è la costruttrice dell’interpretazione del sogno (inteso come fantasia sul futuro) raccontato da Chiara, proprio del sogno che non può più essere ricordato. In questo scambio è facile pensare alla canzone di Daughter e ai versi in cui la cantante dice: “You could still be / What you want to / What you said you were / When I met you”  Trad. Potresti ancora essere / Quello che vuoi / Ciò che hai detto di voler essere / Quando ti ho incontrato (Vedi ). Quindi ai versi in cui la cantante è l’interpretazione di un sogno che l’altro non riesce più a ricordare.

Forse si trattava di dimenticare tutto come in un dopoguerra
E di mettersi a ballare fuori dai bar
Come ha visto in certi posti della ex-Jugoslavia
Forse si tratta di fabbricare quello che verrà
Con materiali fragili e preziosi, senza sapere come si fa

“Dimenticare tutto” fa pensare al dubbio davanti a due possibilità: ricordare interpretando (che tra l’altro è l’unico modo di ricordare) o far finta che è possibile dimenticare tutto.

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Ricordando c’è il rischio di portarsi dietro il dolore passato con il suo veleno infettante difficile da interpretare, dall’altra parte dimenticare tutto è una alternativa illusoria che comporta il rischio di dimenticare anche ciò che non merita di essere dimenticato. Cosa farne del passato è qualcosa che probabilmente deve ancora essere chiarito, mentre sembra chiaro che entrare in rapporto con il futuro significa doverlo costruire, e che la materia da maneggiare sia tanto fragile quanto preziosa. Il risultato di questa costruzione potrebbe essere però ancora più prezioso del materiale grezzo iniziale, e quindi non c’è dubbio sul fatto che rischiare ne valga la pena.

Ma poi Sara stava pensando ad altri volti
Di ragazzini morti a Caserta
Ancora all’interpretazione dei sogni, ai rumori di fondo
E alla magia che tutto sia senza senso

Sara continua a pensare al passato, a cosa farne, a che senso darci, quando anche il non comprendere e non riuscire a dare un senso diventa qualcosa che è possibile pensare.
Iniziano anche a essere presenti dei “rumori di fondo” dei suoni ancora indefiniti che però fino a quel momento erano assenti.
Il verso “E alla magia che tutto sia senza senso” possiamo interpretarlo così: “Ha senso il fatto che tutto non ha senso, e il suo senso ha a che fare con la poesia”.
Quel vissuto di “rischio di non esistenza” che possiamo intercettare in tutta la canzone è qualcosa che Ernesto De Martino ha chiamato “crisi della presenza” (Il mondo Magico).
Possiamo ipotizzare che la poesia citata nella canzone e la poesia della canzone stessa sia quella magia che traduce una crisi legata al non esistere in un processo trasformativo.

E adesso dal loro osservatorio astronomico
Su una scala antincendio
Chiara le ha detto che è pulita, che ha smesso
E non c’è alternativa al futuro

La scala antincendio in cui avviene il primo incontro fisico tra Sara e Chiara all’interno della canzone diventa un osservatorio astronomico in cui è possibile guardare da lontano i corpi celesti, quelli dei passanti, senza provare dolore.
La scala antincendio sembra essere un luogo che riduce il pericolo di cadere e incendiarsi come un meteorite, un luogo che riduce il rischio e permette il pensiero. In quel luogo Chiara dice a Sara di essere pulita e di aver smesso, e il riferimento alla droga (forse all’eroina), è solo uno dei possibili sottintesi.

L’aver smesso si riferisce al fatto che non riusciva a sentirsi all’interno del tempo espresso nelle dimensioni passato-presente-futuro. Dicevamo infatti che la canzone parla, secondo la nostra lettura, del presentismo visto come il vissuto di un presente schiacciante e distruttivo, in cui il passato è impossibile da ricordare e il futuro è impensabile. La droga in questo mondo è solo il simbolo del vivere il presente annichilente senza passato e futuro, perché consiste in un piacere profondo che si perde immediatamente dato che non costruisce esperienza.
“Non c’è alternativa al futuro” sembra un saluto quasi nostalgico ad un modo di vivere annichilente che senza dubbio aveva dimensioni seducenti, ma proiettarsi nel tempo che si spiega su una linea può significare scoprire nuovi modi di vivere il presente.

Rientrano in casa e appena dentro
si sentono benissimo i rumori e le voci degli altri appartamenti
Ma è tutto perfetto, è tutto perfetto

In questi versi compare per la prima volta un nuovo modo di vivere il presente che non richiede di cancellare parti di sé, ma che include ogni cosa. All’improvviso i passanti osservabili senza dolore solo da un’osservatorio astronomico antincendio si trasformano in voci che provengono da altri appartamenti, esseri umani simili a sé, che vivono nelle case vicine. Quegli esseri umani così dolorosi perché senza voce e impossibili da intercettare per la prima volta danno tracce di sé attraverso la loro voce.

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Questo nuovo sguardo sul mondo delle ragazze in cui sembra possibile iniziare ad ascoltare e farsi ascoltare diventa la conferma condensata in un momento perfetto che la vita può essere vissuta. Il dubbio sul morire o vivere, sull’esistere o non esistere, che mi sembra abbia attraversato tutta la canzone adesso si sgretola e lascia spazio a un presente che è capace di dare senso alla vita.

Padre eterno che sei così reazionario
Che dal finestrino atterrando guardi Venezia dall’alto
Hai visto il loro non era un amore poi tutto diverso

Alla fine del racconto entra per la prima volta un uomo, il padre eterno. Un uomo reazionario che nelle sue vesti umane è solo grazie ad un aereo che riesce a guardare il mondo dall’alto. E’ evidente che l’eternità del padre sia un tentativo alternativo, ma uguale e opposto a quello delle ragazze, di vivere la crisi della presenza. Pensarsi eterni, onnipotenti, è una falsità di facile adozione perché codificata dalla religione cristiana che permea la nostra cultura.

Vasco Brondi in questa canzone così bella ci ha raccontato un processo così difficile da capire talvolta per chi ad esempio guarda dall’esterno il disagio dell’altro.

“Le ragazze stanno bene” descrive bene nei primi versi l’isolamento delle ragazze che smarrite vivono in un mondo di passanti, e riescono a tornare in una vita vivibile proprio quando si apre la possibilità di vivere il tempo e di vedere le persone del mondo come simili.

È facile affezionarsi alla storia che ci racconta Vasco Brondi, perché ha tutto l’aspetto di un’odissea destinata ad essere dimenticata e salvata dal degradarsi del tempo. Il finale di questa appassionante avventura non può che essere aperto, ma è facile pensare che il titolo della canzone voglia dirci qualcosa sul presente delle ragazze, una rassicurazione data al fruitore della storia che intanto si è affezionato alle due e magari le sente come vecchie amiche. Vasco Brondi ci rassicura in un modo paternalistico, quindi riconoscendo la posizione che si è regalato, quella di padre eterno, uomo narratore onniscente, che guarda dall’esterno le vicende raccontate. Risponde alla domanda che nasce quando iniziamo ad interessarci delle vicende di queste due donne condividendo con noi l’interesse per i loro destini. Ci chiediamo: “Oggi come stanno?”; Ci risponde: “Le ragazze stanno bene”.

[1] Il mondo magico, Ernesto De Martino, 1948, 2007, Universale Bollati Boringhieri.

 

 

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